C’eravamo tanto odiati, suona così il nuovo Patto della Poltrona offerto dai piccoli del Mainstream, Renzi e Calenda da una parte e gli altri piccoletti (inteso come spessore politico) Toscano e Paragone per l’Anti- sistema dall’altra..

Due storie così diverse ma allo stesso tempo così simili, tra Toscano e Paragone non c’è stato il colpo di fulmine: causa lo sconsiderato modo di agire del primo che con due puntate su Visione TV aveva dato praticamente del raccomandato all’altro, facendo capire in seguito di essere probabilmente una “sola” politica, l’inizio è stato turbolento ma poi il ravveduto opportunismo del Presidente di Ancora Italia aveva più volte inscenato un riavvicinamento che non aveva avuto risposta ..

Ora invece dopo la fatica immane della raccolta firme si ritrovano tramite amici in comune a compiere quel Patto che sembra molto simile a quello sfacciato della coppia Renzi-Calenda. Insomma per non perdere il treno di Montecitorio meglio turarsi il naso, le orecchie e anche dove non batte il sole.

Badate bene, la mia critica non è offensiva o distruttiva, non è nelle mie corde, nel mio essere. Ma ritengo, conoscendo quanto voi i due nuovi amanti politici che non dureranno a lungo.. questo matrimonio di fatto è destinato a fallire come quello avvenuto di recente tra il fellone di Gioia Tauro e il Diego Zanicchi più IVA di Torino.

Perchè dico questo? Perchè mai sto “cassandrando” i due nuovi Bersaglieri dell’Anti-sistema? Mi pare ovvio: i due caratteri, le due personalità, le loro debolezze non sono compatibili nemmeno per il breve-medio periodo. Due abituati a far valere il proprio pensiero fino alla cocciutaggine, due che hanno già cozzato prima di cooperare insieme, non possono durare..

Il Presidente Toscano poi, ha un passato politico al quanto imbarazzante: dalla gestione del Movimento Roosevelt (chiedete a Gioele Magaldi), alla gestione di Vox Italia (chiedete a Sottile e Pipino), alla gestione di altri movimenti creati precedentemente, un filotto di fallimenti che uniti a quelli politici di Ingroia, Rizzo ed D’Andrea farebbero invidia al servizio dei “Nuovi Mostri” di Striscia la Notizia.

Cari amici, sò bene che sperate in questi “Nuovi Mostri” della politica, nella loro genuinità o buona fede, ma di Bonafede ne abbiamo già avuto uno e sappiamo com’è andata.. Questi nuovi galli che zampettano per entrare da uno scrigno di Montecitorio hanno più difetti che vittorie politiche.

Dopo queste elezioni bisogna tornare a pensare in piccolo, cioè dal basso. Riproporre al centro una Nuova Questione Morale è priorità imprescindibile per potersi sedere attorno ad un tavolo cooperando a lungo. Privi di vanesio, tenendo a bada gli istinti più bassi della natura italica possiamo creare una nuova classe di operai politici che con la buona fede e la ragionevolezza possono dimenticare le strutture piramidali, militari del Mainstream e avviarci verso strutture funzionali dove ogni essere umano è ingranaggio indispensabile per la sopravvivenza politica dell’altro e non come già accade, fare la corsa per il portafoglio dell’altro.

Ovviamente spero che i due nuovi spasimanti possano smentire la mia previsione infausta e portarci con i loro slogan decisi e solari fuori dall’Euro, dall’UE e dalla NATO. Ma siccome gli italiani hanno memoria corta, ricordo che anche Salvini, Borghi, Bagnai, Rinaldi e Meloni volevano farlo..a parole..poi sappiamo tutti com’è andata..

A proposito, sapete come ci porteranno fuori da tutto?? In che modo?? Io ancora non l’ho compreso..

Detto questo Auguro a loro che il Patto della Poltrona posso durare a lungo, come diceva il grande Montanelli: ” Per gli italiani vedo un grande futuro, per l’Italia NO!”

Chi ha orecchie per intendere..

Al dopo elezioni!!

Senza nessun risentimento.. ma il sottoscritto ci mette sempre la faccia in quel che dice.. altri.. Libera Espressione..

di Andrea Leone

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AndLeo
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Io sono un uomo libero, quali che siano le regole che mi circondano. Se le trovo tollerabili, le tollero; se le trovo fastidiose, le rompo. Sono libero perché so che io solo sono responsabile di tutto ciò che faccio. (Robert A. Heinlein)

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